Domenico Fraccalvieri.
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Attualità1 min di lettura

Il mondo al contrario.

A Torino la Procura ha chiuso le indagini sul caso cooperative: 21 indagati, un presunto giro di fatture false da oltre 100 milioni di euro.

Secondo l'accusa, il meccanismo era semplice: società "serbatoio" che accumulavano debiti fiscali e contributivi e poi sparivano, una società filtro che forniva manodopera sottocosto, e committenti che ottenevano tariffe stracciate.

E la cosa che fa più riflettere? Parliamo di un'azienda che lavorava in subappalto anche per le consegne dell'azienda "statale". Cioè dentro filiere che dovrebbero essere le più controllate di tutte.

Nel frattempo chi le regole le rispetta, paga i contributi, applica i contratti collettivi, versa l'IVA, si ritrova a competere con prezzi impossibili da eguagliare onestamente. E a pagare il conto, alla fine, sono sempre gli stessi: oltre trenta lavoratori rimasti senza stipendio dall'oggi al domani.

Vale la presunzione di innocenza, e saranno i giudici a stabilire le responsabilità. Ma una domanda resta: chi affida un appalto, pubblico o privato, quanto controlla davvero cosa c'è dietro un prezzo troppo basso per essere vero?

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Pubblicato su LinkedIn il 26 ott 2026Post originale ↗