Domenico Fraccalvieri.
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Finanza1 min di lettura

Il tempo è il giudice più severo dei mercati.

Nel 2011 l'Italia era il "malato d'Europa". Lo spread era il termometro della nostra fragilità e la Francia stava nel blocco dei virtuosi, accanto alla Germania.

Quindici anni dopo, il quadro si è rovesciato:

📈 OAT decennale al 4,96%, il livello più alto dal 2002

📊 Spread con il Bund oltre 150 punti base, come non si vedeva dal 2012

🇫🇷 Parigi oggi paga più di Roma per finanziarsi a dieci anni

Le cause sono un deficit che non scende (5,4% del PIL), un bilancio 2027 da 54 miliardi senza una maggioranza che lo sostenga e le presidenziali di aprile 2027 all'orizzonte.

Non è però il momento di festeggiare. Lo spread BTP-Bund è a 120, l'inflazione italiana è al 4,1% e la BCE ha ripreso ad alzare i tassi. Se la tensione sale sul debito sovrano, nessuno è al riparo, e le nostre banche e assicurazioni sono piene di titoli di Stato.

C'è però una differenza rispetto al 2011: questa volta l'Italia non è l'origine del problema.

La lezione per chi investe è che le etichette di "sicuro" e "rischioso" non sono eterne. Chi ha costruito un portafoglio su certezze del passato oggi deve chiedersi quali delle sue convinzioni reggono ancora.

#Spread#Eurozona#Francia#BTP#MercatiFinanziari#Investimenti
Pubblicato su LinkedIn il 16 ott 2026Post originale ↗