Prezzo alto → truffa. Prezzo basso → scarsa qualità.
Nel mondo delle utilities questo doppio mantra lo sentiamo ripetere quasi ogni giorno. Ed è comodo, perché chiude la discussione prima ancora che inizi: qualunque numero tu proponga, c'è già pronta un'etichetta negativa da appiccicarci sopra.
Il problema è che questo schema ignora completamente una variabile che, in Italia, pesa più di ogni altra sul prezzo finale: la componente regolatoria.
Non parliamo di un mercato libero dove il prezzo riflette solo margine e qualità del servizio. Parliamo di un settore in cui:
- oneri di sistema, imposte e componenti a copertura di costi non evitabili incidono in modo significativo sulla bolletta, a prescindere dal fornitore scelto → ARERA definisce vincoli stringenti su condizioni contrattuali, trasparenza, qualità commerciale e continuità del servizio → gli obblighi di compliance, i sistemi di misura, la gestione dei reclami e degli switch hanno costi fissi che ogni operatore deve sostenere, che sia una grande utility o un piccolo player
In questo contesto, un prezzo "troppo basso" può semplicemente riflettere una struttura di costi diversa, una scelta commerciale aggressiva su un singolo segmento, o una promozione limitata nel tempo. Non è automaticamente un campanello d'allarme. E un prezzo "alto" non è automaticamente sinonimo di furbizia: può derivare da un mix di approvvigionamento diverso, da servizi aggiuntivi inclusi, o semplicemente da una struttura di costo meno efficiente.
Il vero indicatore di qualità non è il posizionamento di prezzo. Sono cose più noiose da raccontare, ma molto più affidabili da misurare:
- trasparenza reale delle condizioni contrattuali
- indicatori di qualità commerciale pubblicati e verificabili
- gestione dei reclami e tempi di risposta
- stabilità del fornitore e conformità agli obblighi regolatori(sempre più stringenti)
Continuare a ragionare per slogan ("caro = fregatura", "economico = scadente") è rassicurante, ma in un mercato fortemente regolato come quello italiano rischia di essere fuorviante tanto quanto le pratiche commerciali scorrette che, giustamente, vogliamo combattere.
Forse è ora di sostituire il mantra con qualche domanda in più.