Domenico Fraccalvieri.
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Finanza1 min di lettura

Su Forbes ho appena letto che, un certo Nicolai Tangen, CEO di Norges Bank Investment Management, ha appena…

Su Forbes ho appena letto che, un certo Nicolai Tangen, CEO di Norges Bank Investment Management, ha appena annunciato un utile record di 185 miliardi di dollari nel primo semestre 2026. Il fondo sovrano norvegese investe sui mercati globali, azioni, obbligazioni, immobili, e i rendimenti finanziano le generazioni future.

In Italia abbiamo qualcosa che suona simile ma funziona in modo opposto: il Fondo di Tesoreria INPS.

Ci lavorano dentro milioni di lavoratori italiani, spesso senza saperlo. Se sei dipendente di un’azienda con almeno 50 addetti e non hai scelto di destinare il TFR a un fondo pensione, quei soldi non restano “in azienda”: finiscono nel Fondo di Tesoreria INPS.

E qui sta il punto: quel capitale non viene investito. Non compra azioni, non compra obbligazioni, non genera rendimento di mercato. Diventa liquidità per lo Stato, un canale in più per finanziare la spesa pubblica corrente. In cambio, il lavoratore riceve solo la rivalutazione fissata per legge (un tasso fisso più una quota di inflazione), indipendentemente da come vanno i mercati.

Non è un fondo che investe per il futuro. È una partita di giro che sposta risparmio previdenziale verso il bilancio pubblico.

L’errore di fondo non è tecnico, è di prospettiva: la Norvegia tratta il risparmio collettivo come capitale da far fruttare nel tempo. L’Italia lo tratta come liquidità da consumare oggi.

Il risultato, dopo vent’anni, si vede: da una parte un fondo sovrano da migliaia di miliardi che genera utili record; dall’altra un TFR che rende quanto basta per non perdere valore, e nemmeno sempre.

Non serve inventare nulla di nuovo. Basterebbe iniziare a fare la domanda giusta: perché il risparmio previdenziale degli italiani non lavora per gli italiani?

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Pubblicato su LinkedIn il 15 ago 2026Post originale ↗