Domenico Fraccalvieri.
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Avete mai guardato una mappa dell'Africa e notato quante linee rette ci sono? 📏

Non è un caso. Circa il 44% dei confini africani segue linee geometriche: meridiani e paralleli tracciati con il righello.

Accadde soprattutto dopo la Conferenza di Berlino (1884-85), quando le potenze europee si spartirono il continente a tavolino, spesso su mappe imprecise, senza tener conto di popoli, lingue e geografie locali.

Il risultato?

  • Popoli divisi tra più Stati: i Somali vivono in 5 paesi diversi, i Tuareg sono sparsi nel Sahel
  • Gruppi rivali costretti a convivere nello stesso Stato
  • Dispute territoriali che durano ancora oggi

Nel 1964 l'Organizzazione dell'Unità Africana fece una scelta pragmatica: mantenere i confini coloniali per evitare guerre infinite di revisione. Ma quella decisione ha anche "congelato" le divisioni artificiali dell'epoca coloniale.

E se ci pensate, succede ancora oggi, anche nelle nostre aziende.

Quante volte il vostro destino professionale è stato deciso in una sala riunioni dove non eravate presenti?

  • Una riorganizzazione che divide un team affiatato, come un confine che separa un popolo
  • Due reparti "rivali" fusi insieme perché sulla slide sembrava efficiente
  • Processi disegnati da chi non li userà mai, su una mappa che non corrisponde al territorio

Chi traccia linee con il righello vede caselle da riempire. Chi vive dentro quelle linee vede relazioni, storia, competenze che si spezzano.

La lezione di Berlino vale ancora: le decisioni prese senza chi le vivrà sulla propria pelle producono conseguenze che durano generazioni. In azienda, magari non secoli, ma anni di attriti, dimissioni e fiducia da ricostruire sì.

Prima di tracciare la prossima linea, invitate al tavolo chi ci abita.

#Storia#Geopolitica#Leadership#Organizzazione#PeopleManagement
Pubblicato su LinkedIn il 4 ago 2026Post originale ↗