C'è una distanza che cresce, silenziosa ma misurabile: quella tra chi decide e chi vive le conseguenze delle decisioni.
Volete un numero che fotografa questa disconnessione? Il PUN, il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica.
Nel 2025 l'Italia ha registrato una media di 115,9 €/MWh, il valore più alto tra le principali borse europee, in crescita del 7% sull'anno precedente. La Francia? 61,1 €/MWh. La Spagna? 65,3 €/MWh. Paghiamo l'elettricità quasi il doppio dei nostri vicini.
Non è sfortuna. È il risultato di scelte mancate: una dipendenza strutturale dal gas che fissa il prezzo marginale, decenni senza una strategia energetica coerente, una tassazione sull'elettricità fino a quattro volte superiore a quella sul gas. Intanto le imprese italiane pagano l'energia il 24% in più della media dell'eurozona e perdono competitività ogni giorno.
Ecco cosa significa "disconnessione dalla realtà economico-sociale": mentre il dibattito politico si consuma in slogan, un artigiano di Bari o un'acciaieria di Brescia competono sui mercati con una zavorra energetica che Parigi e Madrid non hanno.
Non servono più promesse.
Servono tre cose:
- Una strategia energetica di lungo periodo, che sopravviva ai cambi di governo;
- Disaccoppiare il prezzo dell'elettricità da quello del gas, accelerando su rinnovabili e accumuli;
- Il coraggio di misurare i risultati, non gli annunci.
La distanza tra politica e società non si colma con la comunicazione, si colma con la credibilità.
E la credibilità, in questo caso, ha un'unità di misura precisa: €/MWh.
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Fonti dati: Relazione annuale ARERA 2026 (dati 2025)