Domenico Fraccalvieri.
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Finanza1 min di lettura

Il fatturato misura quanto vendiamo. Non quanto serviamo.

Ho letto i dati di Confartigianato sull'export manifatturiero veneziano nel primo semestre 2026: oltre 4 miliardi di euro, +44,6%. Un numero impressionante. Ma quasi tutta la crescita viene da poche commesse della cantieristica navale. Senza quelle, l'aumento è del 3,3%.

Questi dati mi hanno fatto pensare a una cosa.

Nelle statistiche un euro vale un euro. Un macchinario che riduce gli sprechi in una fabbrica vale quanto un gadget che finirà in un cassetto dopo una settimana. PIL, export e produttività registrano lo scambio, non l'utilità.

Allora la domanda è legittima: si possono vendere beni utili o inutili per l'umanità, e farlo solo per aumentare fatturato e produttività?

Tecnicamente sì. Il mercato non chiede "a cosa serve?", chiede solo "chi lo compra?".

Ma credo che chi fa impresa abbia qualche domanda in più da porsi:

  • Quello che produco risolve un problema reale o ne crea uno nuovo?
  • La mia produttività crescerebbe anche se misurassi il valore e non solo i volumi?
  • Tra dieci anni sarei orgoglioso di ciò che ho venduto, non solo di quanto?

Non è moralismo. È strategia. I prodotti inutili hanno cicli brevi, clienti poco fedeli e margini fragili. Quelli utili costruiscono reputazione, filiere solide e mercati che durano.

Il nostro territorio, fatto di artigiani e piccole imprese, ha sempre vinto sulla qualità e sull'utilità delle cose fatte bene. Forse è il momento di misurarle anche così.

#Export#Veneto#Impresa#Sostenibilità#Produttività#MadeInItaly
Pubblicato su LinkedIn il 15 ott 2026Post originale ↗