Se ho 28 anni e penso di diventare commercialista, questa riforma non la sto festeggiando.
Leggo ovunque di "traguardo storico". Ringraziamenti al Governo, alle forze politiche, a tutti. Ma a noi giovani qualcuno l'ha chiesto cosa ne pensiamo? 🤔
Vi racconto com'è la professione vista dal basso dai giovani oggi.
📚 Il tirocinio. Diciotto mesi in uno studio, spesso con un rimborso simbolico, a volte nemmeno quello. Si impara, certo. Ma si impara anche a fare le dichiarazioni dei clienti degli altri, a mezzanotte, a maggio. Poi l'esame di Stato, poi la quota di iscrizione, poi la cassa, poi l'assicurazione, poi i crediti formativi. Prima di fatturare un euro, si paga.
💶 L'equo compenso. Bellissimo sulla carta. Ma la maggior parte non lavora per le banche: si lavora per l'artigiano sotto casa e per il ragazzo che ha appena aperto la partita IVA, che chiedono un preventivo e poi vanno da chi costa meno (online?). E intanto i grandi studi i clienti grossi se li tengono stretti (ci sono sempre tirocinanti vero?).
🔒 Le specializzazioni. Mi fa piacere l'idea di valorizzare le competenze. Ma temo il momento in cui, per fare qualcosa che oggi si fa già, servirà un altro corso, un altro titolo, un'altra quota. Ogni nuovo requisito è un gradino in più. E i gradini pesano di più su chi parte da zero.
🏛️ La governance. Chi scrive le regole? Chi siede nei Consigli da anni. Non ce l'ho con nessuno: ma è difficile che chi è già dentro disegni un sistema pensando a chi deve ancora entrare.
Non sono contro la riforma. Sono contro l'idea che "modernizzare" significhi alzare le mura intorno a chi è già arrivato.
La legge delega fissa solo i principi. Il vero testo sarà il decreto attuativo. Ed io, insieme a tanti giovani, vorremmo essere ascoltati prima, non ringraziati dopo.