Sette dissalatori pronti. Fermi.
Il Politecnico di Bari ha sette impianti per rendere potabile l'acqua a Gaza e dintorni. Sono pronti, ma oggi chi li ha costruiti deve chiedere pubblicamente di poterli portare dentro la Striscia.
Questa notizia mi ha fatto riflettere su una domanda semplice: ci sono cose che dovrebbero stare al di sopra di qualsiasi conflitto?
L'acqua è una di queste. Non è una questione di schieramento. È il presupposto minimo della vita, della salute e della dignità. Un bambino che beve acqua pulita non è una presa di posizione politica.
Quando la competenza tecnica, la ricerca universitaria e la buona volontà ci sono già, il vero ostacolo diventa l'accesso. Ed è qui che si misura la nostra maturità come comunità internazionale. Il punto è se sappiamo separare ciò che divide da ciò che è semplicemente necessario.
Credo che università, imprese e professionisti abbiano un ruolo preciso:
- mettere il sapere al servizio di chi ne ha bisogno, non solo di chi può pagarlo
- costruire ponti dove la politica costruisce muri
- ricordare a tutti che la pubblica utilità non ha bandiera
La tecnologia da sola non salva nessuno. Ma tenere ferma una soluzione che esiste già è una scelta, e come tale va chiamata.
Che sette dissalatori arrivino dove servono, e presto.