Varta ha 139 anni e batterie che si ricaricano in 15 minuti. Il 24 luglio ha depositato istanza di fallimento.
Come si passa da leader tecnologico a fallimento in due mesi? Con una mail.
Varta produceva a Nördlingen le microbatterie CoinPower per gli AirPods. Apple, il suo cliente più importante, in primavera decide di spostare le commesse su fornitori asiatici. Da lì la caduta è quasi meccanica: ricavi giù, creditori che chiedono rientro, azionisti che si tirano indietro. A luglio, l'insolvenza. 350 persone a casa a Nördlingen.
Nessuno ha copiato Varta. Nessuno le ha rubato un brevetto. È bastato che il cliente più grande comprasse altrove.
Il punto non è la qualità del prodotto. È che quando un solo cliente pesa così tanto sul tuo fatturato, la tua azienda è di fatto un reparto esterno dell'azienda di qualcun altro. Un reparto che il proprietario vero può chiudere con una mail dell'ufficio acquisti.
Apple non ha fatto niente di scorretto: ha comprato al meglio per i suoi azionisti. Il mestiere di Varta sarebbe stato un altro: non lasciarsi mai mettere nella condizione di poter essere spenta da una decisione presa in una stanza dove lei non era nemmeno invitata.
Quanti terzisti italiani vivono di un solo committente tedesco dell'automotive? Quante aziende della moda cuciono per un unico marchio del lusso che per contratto non possono nemmeno nominare?
Il posizionamento serve a questo: esistere nella testa di un mercato, non solo nell'anagrafica fornitori di un cliente. La qualità ti fa entrare. Il posizionamento decide se, il giorno che quel cliente cambia idea, tu esisti ancora.