La premier giapponese Sanae Takaichi ha raccontato la sua giornata tipo: dorme tra zero e tre ore a notte, il…
La premier giapponese Sanae Takaichi ha raccontato la sua giornata tipo: dorme tra zero e tre ore a notte, il tempo libero lo passa a stirare e smaltire email fino all'alba.
Il post ha superato i 30 milioni di visualizzazioni. Non come elogio. Come caso politico: l'opposizione dice che dormire così poco compromette la lucidità di giudizio, e i sondaggi sono in calo.
Nella cultura del lavoro che più di ogni altra ha reso lo sfinimento una virtù, quella narrazione non ha suscitato ammirazione. Ha suscitato allarme. Perché anche il pubblico più abituato al culto della performance a un certo punto fa un calcolo semplice: una leader esausta decide peggio.
Vale per un primo ministro. Vale per chi guida un'azienda.
Una psicologa interpellata sul caso lo dice chiaramente: il tempo dedicato a riposo e relazioni non è tempo sottratto al lavoro. È un investimento sulla salute e sulla capacità di lavorare bene.
Chi decide meglio non è chi resiste di più senza dormire. È chi si è dato il tempo di restare lucido.