Chi decide davvero il futuro delle grandi aziende italiane? 🤔
BlackRock ha circa il 5% di Eni, Enel, Snam, Terna, Generali e MPS. Capital Group ha il 5% di Leonardo. Nel complesso, i grandi fondi esteri hanno circa 76 miliardi di azioni italiane.
Il 5% sembra poco. Ma il punto non è quanto possiedono: è chi orienta il loro voto.
Due società di consulenza americane, ISS e Glass Lewis, indicano ai fondi come votare in assemblea. Secondo le stime, orientano circa il 70% dei voti esteri. In alcune assemblee chiave sono stati il 20-23% del capitale presente.
Due analisti a New York possono quindi pesare sulla scelta del CdA di una compagnia assicurativa di Trieste o di una banca di Milano.
Le domande che dovremmo farci:
❓ Chi analizza l'impatto di una scelta su occupazione, territorio e interesse nazionale, se il criterio principale è il valore per l'azionista?
❓ È normale che i compensi dei nostri manager vengano promossi o bocciati da modelli standard pensati per mercati diversi?
❓ Dove sono gli investitori istituzionali italiani? Fondi pensione e casse previdenziali restano ai margini della nostra Borsa.
Il caso Mediobanca–Banca Generali dimostra che i fondi non sono onnipotenti: i soci italiani hanno bocciato un'operazione che ISS e Glass Lewis sostenevano. Ma dimostra anche che le grandi partite si giocano sempre di più nelle sale riunioni dei proxy advisor.
Il capitale globale è una risorsa. La delega del pensiero strategico, molto meno.