Ex Ilva, la Cassazione chiude l'area a caldo. E con lei, probabilmente, l'ultimo ciclo integrale dell'acciaio in Italia.
La salute dei tarantini viene prima di tutto, su questo non si discute. Ma ancora una volta non siamo riusciti a trovare una soluzione che guardasse al futuro, in termini strategici e di lavoro.
Il risultato? L'acciaio lo compreremo fuori, magari in India, e tra qualche anno ci lamenteremo dei costi e della dipendenza dall'estero. Intanto 20mila lavoratori aspettano di capire cosa ne sarà di loro.
Eppure un compromesso era possibile: agevolazioni fiscali e investimenti sul territorio, in cambio di un impegno concreto a mettere in sicurezza gli impianti e a completare il programma di ristrutturazione già avviato. Un percorso che chi è entrato in quello stabilimento dieci anni fa e lo ha rivisto oggi sa riconoscere.
Altrove ci sono riusciti. A Copenaghen hanno costruito un termovalorizzatore, Copenhill, nel cuore della città: produce energia e calore per migliaia di famiglie e sul tetto ha una pista da sci, un sentiero e una parete d'arrampicata. Un impianto industriale che la città non subisce ma vive. Industria e territorio non per forza nemici, ma parte dello stesso progetto.
Dare e ricevere. Serviva più di un minimo di buon senso.
Ma siamo in Italia, e la retorica regna sovrana.