Domenico Fraccalvieri.
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Attualità1 min di lettura

Green Deal sì. Ma la guerra non ha firmato il patto.

Ci chiediamo, giustamente, quanto inquina un'auto, un volo, un data center. Molto più raramente ci chiediamo quanto inquina un conflitto.

Eppure le emissioni militari restano in larga parte fuori dai conti: con l'Accordo di Parigi la loro rendicontazione è diventata volontaria, e pochissimi Paesi le dichiarano in modo completo. Le stime indipendenti le collocano attorno al 5% delle emissioni globali, più dell'aviazione civile.

E non è solo CO2. Nel suo nuovo libro "Guerra alla Terra" (add editore), di cui parla Il Sole 24 Ore, il biologo Danilo Zagaria ricostruisce un secolo di danni ambientali dei conflitti:

  • la zone rouge di Verdun, ancora contaminata da metalli pesanti a oltre cento anni dalla Grande Guerra;
  • i quasi 20 milioni di galloni di erbicidi sparsi sul Vietnam, che portarono a coniare la parola "ecocidio";
  • i pozzi in fiamme del Kuwait nel 1991;
  • oggi l'Ucraina, Gaza, le raffinerie colpite nel Golfo.

L'ONU definisce l'ambiente la "vittima silenziosa" delle guerre. Silenziosa anche nei nostri bilanci climatici.

Mentre l'Europa discute di riarmo, la domanda non è ideologica ma contabile: può una strategia climatica essere credibile se lascia fuori dal perimetro uno dei settori più energivori che esistano?

Sicurezza e sostenibilità non possono continuare a viaggiare su binari separati.

#GreenDeal#Sostenibilità#ClimateChange#Difesa#ESG
Pubblicato su LinkedIn il 19 ott 2026Post originale ↗