Domenico Fraccalvieri.
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Finanza2 min di lettura

Stamattina ho letto la storia di Alessandro, commercialista italiano emigrato a Vienna.

In Italia, per lo stesso ruolo, guadagnerebbe forse il 60% di quello che prende oggi. L'asilo nido di sua figlia costa 247 euro al mese. Un suo collega rimasto qui ne paga circa 3.000 per tre figli. E chiude con una frase che pesa: in Italia abbiamo ragazzi bravissimi che fanno la fame.

Non è un caso isolato. È un sistema.

Paghiamo tasse da Paese scandinavo e riceviamo servizi che spesso non reggono il confronto. La domanda allora è: dove finiscono le risorse che mancano?

Una parte della risposta la conosciamo. Secondo le stime più recenti, l'evasione fiscale vale ancora oltre 70 miliardi l'anno. L'Iva non riscossa nel 2023 è tornata al 15%, circa 25 miliardi, contro una media europea del 9,5%. E il buco più grande non è nemmeno l'Iva: è l'Irpef su lavoro autonomo e impresa, con una propensione all'evasione intorno al 67%.

Negli anni ci abbiamo provato.

Il cashback di Stato è costato quasi 5 miliardi ed è stato chiuso dopo pochi mesi, anche perché premiava soprattutto acquisti già tracciati, come la spesa al supermercato.

La lotteria degli scontrini è passata da 137 milioni di scontrini registrati nel 2021 a poco più di 30 milioni negli anni successivi. Un flop.

Ciò che ha funzionato davvero è stata la tracciabilità: fattura elettronica, corrispettivi telematici, pagamenti digitali. Il POS alla cassa ha fatto la sua parte.

Ma il POS non risolve il nero concordato. L'idraulico che ti propone lo sconto senza fattura, il lavoretto in casa pagato in contanti, la riparazione "tanto non serve la ricevuta". Lì il cliente non ha nessun interesse a chiedere il documento. Anzi, ci guadagna a non chiederlo.

E allora butto lì una proposta: contrasto di interessi.

Portiamo in deduzione dalla dichiarazione dei redditi una quota forfettaria degli acquisti con IVA documentati, concentrandoci sui settori dove l'evasione è più alta: lavori in casa, riparazioni, servizi alla persona, artigianato.

Se a chi compra conviene chiedere la fattura, la chiederà. Ogni cittadino diventa, senza volerlo, un alleato del fisco. E il sommerso emerge da solo, senza bisogno di più controlli.

Vediamo cosa ne viene fuori.

O forse il punto è proprio questo: non si vuole scoprire l'arcano mistero del perché abbiamo così poche risorse per servizi che paghiamo tutti, e profumatamente.

Perché trattenere i talenti non significa solo alzare gli stipendi. Significa costruire un Paese in cui chi paga tutto, fino all'ultimo centesimo, riceve indietro asili, sanità e trasporti all'altezza. Un Paese in cui "un'altra normalità" non sia qualcosa che si trova solo a Vienna.

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Pubblicato su LinkedIn il 11 ott 2026Post originale ↗