Domenico Fraccalvieri.
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Energia2 min di lettura

Stoccaggi di gas in Europa: un quadro disomogeneo che merita attenzione

Gli ultimi dati di Gas Infrastructure Europe (Gie), aggiornati al 26 agosto, fotografano una situazione a due velocità sul fronte degli stoccaggi di gas naturale in vista della stagione invernale.

A livello aggregato, l'Unione Europea si attesta al 63,28% di riempimento, un valore inferiore alla media degli ultimi cinque anni (79%). Il dato medio, tuttavia, cela differenze significative tra Stati membri. L'Italia si avvicina all'82%, posizionandosi tra i Paesi più avanzati del continente, seconda soltanto alla Polonia (90,63%, su una capacità di stoccaggio però superiore di oltre cinque volte a quella polacca). La Germania, tra i maggiori consumatori europei di gas, si ferma invece al 51,25%: un livello sensibilmente inferiore al 69,53% registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

A questo quadro si aggiunge un elemento di incertezza sul fronte dell'offerta: il Qatar ha annunciato, per cause di forza maggiore, il taglio del quinto carico di GNL destinato a Edison. Sul fronte dei transiti nello Stretto di Hormuz, i dati di agosto indicano un traffico navale pari al 70% rispetto a febbraio, ma superiore del 50% rispetto a marzo, un andamento non lineare che riflette l'evoluzione del contesto geopolitico nell'area.

La combinazione di questi fattori suggerisce che il prezzo marginale del gas resterà sostenuto almeno fino a metà ottobre, anche in caso di normalizzazione del quadro geopolitico. Le implicazioni non si limitano alla bolletta energetica: il costo di energia e trasporti si trasmette, seppur con ritardo, all'intero paniere dei beni di consumo, con effetti diretti sulla dinamica inflattiva.

In questo contesto, accanto alle misure di sostegno economico alle famiglie, andrebbe valutata anche una leva complementare: una campagna informativa strutturata sul contenimento dei consumi energetici.

Alcune misure, già adottate in passato in situazioni analoghe, meritano di essere riconsiderate:

  • limitazione della temperatura di riscaldamento in abitazioni e uffici, e negli stabilimenti industriali;
  • fornitura di abbigliamento termico ai dipendenti come alternativa a minor costo rispetto all'aumento dei consumi di gas;
  • estensione strutturata dello smart working, non limitata alle fasi emergenziali;
  • reintroduzione di forme di austerity nei consumi energetici nei giorni festivi, sul modello adottato durante la crisi energetica degli anni Settanta.

Si tratta di misure comportamentali, non punitive, che agiscono sul lato della domanda: riducono il fabbisogno energetico, alleggeriscono la pressione sui prezzi e contribuiscono a mantenere sotto controllo la dinamica inflattiva, prevenendo che il caro energia si trasferisca in modo più ampio sui prezzi al consumo.

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Pubblicato su LinkedIn il 2 set 2026Post originale ↗