Quando la geopolitica torna a dettare il prezzo dell'energia.
Bastano 48 ore di escalation tra USA e Iran per ricordarci quanto sia fragile l'equilibrio energetico globale: il Brent è balzato di oltre il 6% in una sola seduta, sfiorando gli 80 dollari al barile, dopo i nuovi raid americani e gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz.
Perché ci riguarda tutti?
- Da Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale. Non esiste un "piano B" logistico in grado di sostituirlo nel breve periodo.
- La revoca delle esenzioni sulle esportazioni iraniane toglie ulteriori barili da un mercato che fino a pochi giorni fa si preparava a un eccesso di offerta.
- Gli assicuratori marittimi stanno già rivedendo polizze e rotte: più rischio significa più costi di trasporto, che si scaricano lungo tutta la filiera.
- Per l'Europa e per l'Italia in particolare, fortemente dipendente dalle importazioni, un petrolio più caro significa nuova pressione su inflazione, bollette e costi industriali, proprio mentre le banche centrali speravano di allentare la presa.
La lezione, ancora una volta, è chiara: la sicurezza energetica non è un tema tecnico, è un tema strategico. Diversificazione delle fonti, rinnovabili, efficienza e stoccaggi non sono solo scelte ambientali: sono polizze assicurative contro l'instabilità geopolitica.
Pubblicato su LinkedIn il 9 lug 2026Post originale ↗