Domenico Fraccalvieri.
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Attualità1 min di lettura

Tre mesi per una contaminazione accidentale. Un mese per cocaina assunta volontariamente.

Facciamo un attimo i conti, perché i numeri qui raccontano una storia che vale la pena guardare in faccia.

Jannik Sinner: risultato positivo al clostebol per contaminazione da un prodotto usato dal suo fisioterapista. Nessun vantaggio prestativo, nessuna intenzione, buona fede riconosciuta dalla stessa WADA. Sanzione: 3 mesi.

Nick Kyrgios: positivo alla cocaina, assunta volontariamente in un contesto sociale prima di un torneo. Sanzione: 1 mese, ridotta da un periodo standard di tre mesi grazie a un programma di riabilitazione.

Un errore involontario di un membro del team costa il triplo di una scelta consapevole di assumere una sostanza illecita.

Capisco le differenze tecniche tra i due casi, regole diverse, procedure diverse, contesti diversi (dentro vs fuori competizione). Ma il messaggio che arriva a chi guarda questo sport da fuori, e soprattutto ai più giovani che si affacciano al tennis agonistico, è tutt'altro che sottile: la responsabilità oggettiva per la negligenza altrui pesa di più di una scelta personale volontaria.

Non è una questione di tifo. È una questione di coerenza dei segnali che il sistema manda a chi lo osserva e lo imita.

Se lo sport vuole davvero essere un modello educativo, la proporzionalità delle sanzioni non può essere un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. È il messaggio stesso.

#Tennis#Sport#Doping#Sinner#Kyrgios#FairPlay
Pubblicato su LinkedIn il 4 set 2026Post originale ↗