Il GPS che ci fa perdere tempo (e come succede anche in azienda)
Una ricerca recente su Roma, Milano e Firenze ha mostrato una cosa controintuitiva: più persone usano il navigatore, più il traffico peggiora.
Perché? Perché l'algoritmo suggerisce a tutti la "strada migliore" nello stesso momento. Migliaia di conducenti convergono sulla stessa arteria, si forma l'ingorgo, e il vantaggio individuale (arrivare prima) si trasforma in un danno collettivo (tutti più lenti, più inquinamento).
Il problema non è il navigatore. È la mancanza di coordinamento tra chi lo usa.
In azienda succede la stessa cosa.
Tre progetti partono in parallelo. Ognuno, singolarmente, ha senso: buon business case, priorità alta, sponsor convinto. Ma tutti e tre chiedono lo stesso team di sviluppo, la stessa risorsa chiave in finance, lo stesso approvatore in legal.
Risultato: nessuno dei tre procede alla velocità prevista. Le persone fanno context-switching continuo, le stime saltano, le scadenze slittano tutte insieme. Non perché i progetti fossero sbagliati, ma perché li abbiamo fatti passare tutti sulla stessa "strada" nello stesso momento.
La soluzione non è bloccare l'iniziativa. È distribuirla nel tempo.
Alcune cose che aiutano concretamente:
- Una vista unica sul carico delle risorse condivise, non solo sui progetti presi singolarmente
- Sequenziare, non solo prioritizzare: due progetti importanti possono essere entrambi "priorità 1" e comunque avere bisogno di partire in momenti diversi
- Un vero portfolio management, che guardi ai colli di bottiglia trasversali prima che ai singoli piani progetto
- Accettare che "ottimo per il singolo progetto" non equivale automaticamente a "ottimo per l'azienda"
Proprio come per il traffico: il problema si risolve con l'intelligenza collettiva, non chiedendo a ciascuno di andare un po' più veloce.
La domanda da farsi prima di lanciare l'ennesimo progetto non è solo "ha senso farlo?", ma "abbiamo la strada libera per farlo ora, o stiamo per creare un ingorgo?"