28,9 TWh. Il record di agosto ci dice qualcosa che va oltre il caldo.
Ad agosto la domanda elettrica in Italia è cresciuta del 16,5% su base annua. Il fattore principale è stato il clima: +2,6°C e notti tropicali che hanno tenuto i condizionatori accesi per ore. I consumi industriali, invece, sono a +1,1%.
Quindi non è (solo) la crescita economica a spingere la domanda. È un sistema che si scalda, e che si scalderà ancora.
Dall'altra parte c'è una buona notizia: le rinnovabili hanno coperto il 41,4% del fabbisogno, con il fotovoltaico a 6,2 TWh (+20,4%). Il solare è oltre metà della produzione rinnovabile del mese.
Il punto che mi interessa è un altro. E se la domanda accelerasse più in fretta di quanto riusciamo a produrre e a autorizzare?
È un'ipotesi, non un dato. Ma alcuni segnali fanno riflettere:
- Il fotovoltaico corre, ma di notte non produce, ed è proprio la minima notturna a pesare sempre di più. Senza accumuli adeguati il picco resta scoperto.
- L'idroelettrico, con il suo 25,5% del mix rinnovabile, è la nostra fonte programmabile più preziosa. Ma quanto pesa l'incertezza sulle concessioni, che restano ferme da anni?
- L'eolico si ferma al 9,5% delle rinnovabili: circa 1 TWh nel mese. Un contributo modesto, in un Paese dove gli iter autorizzativi restano lunghi.
- Il 14,3% dell'energia scambiata con l'estero ci ricorda che, quando la produzione non basta, il gap si colma importando.
Se la domanda cresce a ritmo climatico e l'offerta cresce a ritmo burocratico, il divario prima o poi si vede in bolletta, nella sicurezza del sistema e nella dipendenza dall'estero.
La transizione non è solo una questione di pannelli installati. È una questione di tempi: quelli delle autorizzazioni, delle concessioni, delle reti, degli accumuli.
Il 2026 ci ha mostrato quanto velocemente può muoversi la domanda. La domanda vera è: la nostra capacità di risposta si muove alla stessa velocità?....