Comprare o costruire? Oggi l'innovazione si fa sempre più con il libretto degli assegni.
L'acquisizione di PTC da parte di Schneider Electric, oltre 20 miliardi di euro, non è un caso isolato. Arriva dopo AVEVA e Cognite, e segue una strada già percorsa da Siemens quasi vent'anni fa. Il messaggio è chiaro: nel software industriale e nell'AI, i grandi gruppi preferiscono comprare tecnologie già pronte piuttosto che svilupparle in casa.
Perché succede?
Il tempo è diventato la variabile decisiva. Costruire internamente una piattaforma di software industriale richiede anni. Nel frattempo il mercato si muove, i concorrenti consolidano le posizioni e i clienti scelgono altri fornitori. Un'acquisizione compra soprattutto velocità.
Le competenze non si improvvisano. Ingegneri software, data scientist, esperti di AI applicata all'industria: sono profili scarsi e contesi. Acquisire un'azienda significa portarsi a casa team già rodati, oltre ai prodotti.
La scala conta più dell'idea. Nel software vince chi ha una base installata ampia, un ecosistema di partner, dati da cui imparare. Tutte cose che la ricerca interna, per quanto brillante, non può generare in tempi brevi.
Il rischio si sposta. Investire in R&D significa scommettere su un risultato incerto. Comprare significa pagare un premio, spesso alto, per un risultato già dimostrato. Molti board preferiscono la seconda opzione, anche se costa di più.
Ma c'è un rovescio della medaglia. Le acquisizioni si pagano care, l'integrazione è complessa e la cultura di un'azienda software non si fonde facilmente con quella di un gruppo industriale. E soprattutto: un'organizzazione che compra innovazione rischia nel tempo di disimparare a generarla.
La vera sfida, allora, non è scegliere tra acquisizioni e R&D, ma usare le prime per accelerare e la seconda per non diventare dipendenti dal mercato M&A. Comprare per entrare in un campo, investire internamente per restarci da protagonisti.