Perché non scenderò mai in politica
Non ho mai voluto fare politica, e non lo farò se il prezzo è perdere la libertà di non essere imparziale. Di dire quello che penso, senza pesare ogni parola su alleanze, equilibri e diplomazia.
L'ho pensato oggi, leggendo il messaggio del Presidente Mattarella per il terzo anniversario del 7 ottobre.
Un testo costruito con un tatto straordinario. Condanna netta di Hamas: il terrorismo, scrive, non potrà mai essere «giustificato né archiviato». Vicinanza a Israele e alle famiglie delle vittime. E poi, nella stessa dichiarazione, lo sguardo su Gaza, sulle sofferenze dei palestinesi, sulla prospettiva dei due Stati.
È l'arte del "voler dire, non dire". Ogni parola è un equilibrio. Tutto è detto, ma niente è detto fino in fondo. Chi vuole leggerci una presa di posizione la trova, chi vuole leggerci prudenza trova anche quella.
È giusto così: un Capo di Stato parla a nome di tutti, e deve tenere insieme sensibilità diverse.
Ma è proprio qui che sta la mia scelta. Io questo equilibrio non voglio doverlo fare. Preferisco poter dire chiaramente cosa penso, assumendomene la responsabilità, anche a costo di sbagliare o di dispiacere a qualcuno.
E mi chiedo: all'estero accade lo stesso? I leader degli altri Paesi ricordano con la stessa cura le tragedie che ci riguardano direttamente?