Utili SRL e contributi INPS: la Cassazione ribalta l'orientamento dell'Istituto
Per anni l'INPS ha chiesto ai soci lavoratori contributi a percentuale calcolati sugli utili prodotti dalla società, anche se non distribuiti.
La tesi dell'Istituto: ai sensi dell'art. 3-bis D.L. 384/1992 e dell'art. 81 TUIR, l'imponibile includerebbe il reddito d'impresa "conseguibile in astratto", non solo quello incassato.
La Cassazione non la condivide. Cosa cambia:
- Gli utili accantonati a riserva non concorrono alla base imponibile previdenziale.
- I contributi a percentuale si calcolano sulla quota di reddito effettivamente percepita (quindi distribuita) e dichiarata ai fini IRPEF.
- Resta fermo il criterio del reddito da partecipazione se la SRL ha optato per la trasparenza fiscale (artt. 115 e 116 TUIR).
- L'onere della prova è dell'INPS, che deve dimostrare la percezione degli utili o l'opzione per la trasparenza.
La decisione si fonda sul dato letterale dell'art. 3-bis, che parla di redditi "denunciati ai fini IRPEF", e sulla riserva di legge dell'art. 23 della Costituzione.
Non mancano però i punti opinabili: il criterio alternativo indicato dai giudici non appare più convincente di quello finora applicato dall'Istituto.
Pubblicato su LinkedIn il 19 set 2026Post originale ↗